Matteo arrivò nel tardo pomeriggio, la macchina calda per il viaggio e la borsa buttata sul sedile. Sofia gli aveva scritto una settimana prima con un messaggio: «Ehi cugino, sto qui da sola in villa. Vieni a tenermi compagnia qualche giorno? Ti preparo la camera e ci facciamo due chiacchiere al mare». Sofia si era lasciata 8 mesi prima da Pietro, il suo storico fidanzato con cui conviveva da ormai 5 anni.
Lui aveva accettato subito: estate bollente, piscina, mare e rivedere Sofia dopo mesi era un’idea che gli piaceva fin troppo.
Quando aprì la porta, Sofia era lì, avvolta in una vestaglia di seta nera trasparente, legata mollemente in vita con la cintura. Sotto, i seni pieni e rotondi premevano liberi contro la stoffa sottile, i capezzoli scuri si intravedevano nettamente, duri come sassolini sotto il tessuto leggero. Più in basso, solo un perizoma nero minuscolo, un filo che spariva tra le natiche alte e sode. La vestaglia era corta: bastava un movimento per mostrare il bordo del culo perfetto, due globi abbronzati e lisci, con quella curva morbida che finiva nelle cosce tornite e leggermente lucide di crema solare.
«Matteo! Che bello che sei venuto» disse abbracciandolo stretta. I seni nudi e caldi si schiacciarono contro il suo petto attraverso la seta, i capezzoli duri che gli sfregavano la maglietta. Il profumo di vaniglia, cocco e un velo di sudore estivo lo avvolse tutto. Lui sentì il cazzo fremere subito nei bermuda.
Andarono in terrazza con una bottiglia di prosecco freddo. Parlarono del nulla: del suo lavoro, di come lei stava sistemando la casa, del mare tranquillo. Il prosecco scese veloce. Sofia rideva, si stiracchiava, accavallava le gambe facendo aprire la vestaglia. Ogni volta che si chinava a versare, i seni pesanti dondolavano liberi e la pelle dorata che brillava al tramonto.
Dopo il terzo bicchiere, lei si alzò languida. «Fa troppo caldo. Vado a fare un tuffo veloce. Tu vieni?»
Lasciò cadere la vestaglia sul divano, restando solo con il perizoma nero. I seni nudi erano uno spettacolo: pieni, alti nonostante la taglia generosa, capezzoli larghi e scuri si indurivano al contatto con l’aria serale. La vita stretta si apriva nei fianchi rotondi, il culo sodo e perfetto ondeggiava mentre camminava verso la piscina. Si tuffò con grazia, riemerse gocciolante, i capelli appiccicati al collo e ai seni, rivoli d’acqua che scorrevano tra i capezzoli duri e giù verso l’ombelico.
Matteo la seguì, si tolse maglietta restando in costume, e si tuffò. Sofia nuotava vicino, il corpo sfiorava il suo.
Si bevettero un altro drink rimanendo in piscina, poi Sofia uscì. Salì la scaletta lentamente, gocciolante, il culo rotondo e sodo che ondeggiava a ogni gradino, le natiche perfette si aprivano leggermente mostrando il filo del perizoma infilato in mezzo. I seni dondolavano pesanti mentre si chinava per prendere un asciugamano, i capezzoli duri puntavano verso il basso. Si sdraiò sul lettino lì vicino, appoggiata sui gomiti, le gambe leggermente aperte, il perizoma fradicio aderiva alle labbra.
Matteo rimase ancora in acqua. L’acqua gli arrivava al petto e sperava che restasse abbastanza scura da nascondere quello che stava succedendo sotto la superficie.
Sofia si sdraiò sul lettino, appoggiata sui gomiti, lasciando che il sole tiepido del tardo pomeriggio le scaldasse la pelle umida.
«Non esci?» chiese, voltando appena la testa verso di lui.
«Tra un attimo.»
Lei lo osservò qualche secondo in silenzio. Poi sorrise piano, con quell’aria divertita che lui conosceva fin troppo bene.
«Strano…» disse. «Di solito sei il primo a uscire dall’acqua.»
Gli occhi di Sofia scesero brevemente verso la superficie della piscina, dove l’acqua si muoveva appena intorno a lui. Il sorriso le si allargò, lento.
«Ah.»
Una pausa.
«Capisco.»
Matteo sentì il viso scaldarsi. «Non è come pensi.»
Sofia rise piano, tornando a stendersi sul lettino.
«Dai, Matteo… non fare il timido adesso. Lo vedo già da qui che sei duro come il marmo.» Si morse il labbro inferiore. «Esci. Voglio vederti.»
Lui arrossì violentemente, le guance erano in fiamme. Provò a negare, ma il suo corpo lo tradiva: il costume era una tenda. Con un sospiro rassegnato, si issò sul bordo e uscì, cercando di coprirsi con le mani, ma era inutile. Il cazzo spingeva contro il tessuto bagnato, la forma grossa e venosa evidente, la cappella che tendeva il bordo.
Sofia rise piano, un suono basso e sensuale. «Porca puttana, guarda come sei ridotto… solo per me.» Allungò una mano e gli sfiorò l’addome, poi scese fino all’elastico del costume. Con dita lente e deliberate glielo abbassò, tirandolo giù lungo le cosce fino alle caviglie. Il cazzo schizzò fuori libero, grosso, eretto al massimo, vena pulsante lungo l’asta, cappella lucida e violacea che gocciolava una perla trasparente.
Lei lo guardò con fame aperta, poi si sdraiò meglio sul lettino, sollevando le gambe. I piedi scalzi, unghie smaltate di rosso scuro ancora gocciolanti, si posarono sul suo addome.
Le piante erano calde, morbide, ancora umide d’acqua di piscina. Uno dei piedi scese piano, sfiorando l’asta dura, l’altro trovò le palle e le toccò con delicatezza.
«Lasciami giocare un po’» sussurrò.
Iniziò il footjob con calma sensuale. Le piante lisci e calde scivolarono su e giù lungo tutta la lunghezza, premendo leggermente, stringendo la base. L’alluce e l’indice di un piede gli circondarono la cappella, tirando piano la pelle, mentre l’altro piede massaggiava le palle con movimenti circolari. L’acqua residua rendeva tutto scivoloso, il contatto perfetto. Matteo gemette, i fianchi si alzavano istintivamente per spingere tra i suoi piedi.
Sofia accelerò un po’, pompandolo con le piante unite, stringendo forte, poi allentando. Una goccia di preseminale colò dalla cappella, lei la spalmò con l’alluce, sorridendo. «Ti piace quando tua cugina ti fa questo con i piedi?»
«Cazzo sì…» ansimò lui.
Dopo qualche minuto di tortura deliziosa, lei si alzò. Prese la cintura della vestaglia caduta a terra e gli fece segno di sdraiarsi sul lettino. Matteo obbedì, il cazzo dritto e pulsante. Sofia gli legò i polsi sopra la testa con la seta morbida, nodo stretto ma non doloroso – un bondage leggero, solo per tenerlo fermo e far crescere il desiderio.
«Adesso sei tutto mio» mormorò salendogli a cavalcioni. Il suo corpo nudo era bollente: i seni pesanti dondolavano sopra il viso di lui, i capezzoli duri gli sfioravano le labbra.
Il perizoma era fradicio, lo spostò di lato rivelando le labbra rosa scuro, lucide, il clitoride turgido sporgeva.
Si chinò a baciarlo sul collo, mordicchiando, leccandogli i capezzoli mentre con una mano gli stringeva il cazzo e lo masturbava lento. Lo stuzzicò a lungo: si abbassava fino a sfiorargli la cappella con le labbra bagnate della figa, poi si rialzava, facendolo impazzire. Il culo rotondo e sodo gli sfregava le cosce, i seni gli sbattevano sul petto.
«Ti prego, Sofia… scopami» gemette lui tirando i polsi legati.
Lei sorrise, si sollevò e finalmente si abbassò. La figa calda e stretta lo inghiottì fino in fondo in un colpo solo. Entrambi urlarono di piacere. Sofia iniziò a cavalcarlo piano, poi sempre più forte: i seni rimbalzavano pesanti, i capezzoli duri che ondeggiavano, la figa che produceva suoni bagnati e osceni a ogni discesa. Il culo sodo sbatteva contro le sue palle, la pelle sudata che schioccava.
Si toccava il clitoride con due dita mentre lo cavalcava, gli occhi fissi nei suoi. «Dimmi che ti piace essere legato e scopato da tua cugina…»
«Cazzo sì… usami, Sofia…»
Accelerò, tremando. Venne per prima, un orgasmo violento che le fece stringere la figa attorno al cazzo come una morsa, i succhi che le colarono lungo l’asta e sulle palle. Il corpo le si irrigidì, capezzoli ancora più duri, pelle d’oca ovunque.
Ansimante, con gli occhi ancora velati dall’orgasmo, Sofia non si fermò. Invece di crollare su di lui, si sollevò piano e si girò di spalle. ORA il culo rotondo e perfetto in primo piano, le natiche sode si aprivano leggermente mentre si riabbassava su di lui.
Matteo gemette forte alla vista: il suo cazzo spariva tra quelle chiappe abbronzate, il perizoma spostato di lato lasciava intravedere il buchetto stretto del culo contrarsi a ogni spinta, la figa lo inghiottiva di nuovo fino in fondo. Sofia appoggiò le mani sulle sue cosce per sostenersi e iniziò a cavalcarlo, più lenta ma profonda, roteando i fianchi in cerchi lenti per farlo impazzire.
Il culo le rimbalzava ritmico contro il suo bacino, le natiche si aprivano e chiudevano a ogni discesa, mostrando tutto: la figa gonfia che lo stringeva, i succhi che colavano lungo l’asta, il clitoride ancora turgido che sfregava contro la base del cazzo. Lei si chinò leggermente in avanti, arcuando la schiena, per dargli una visuale ancora migliore mentre accelerava di nuovo.
«Guardami il culo mentre ti scopo, cugino… dimmi quanto ti piace» ansimò, la voce roca.
«Cazzo… è perfetto… non fermarti» rispose lui, tirando i polsi legati, il corpo teso come una corda.
Sofia continuò, sempre più veloce, il culo sbatteva forte, i suoni bagnati riempivano l’aria della terrazza. Matteo resistette ancora qualche secondo, poi esplose dentro di lei: fiotti caldi e densi di sborra la riempirono, colando fuori mentre lei continuava a muoversi piano, spremendolo fino all’ultima goccia.
Alla fine Sofia si girò per guardarlo, i capelli scompigliati, il viso arrossato, un sorriso soddisfatto. Si chinò a baciarlo sulla bocca, poi gli slacciò i polsi con dita tremanti.
Rimasero sul lettino, nudi e sudati, il respiro pesante che si calmava piano. Le luci della piscina si accesero, il mare mormorava in lontananza.
Lei gli accarezzò il petto, sorridendo pigra. «Stanotte dormi con me. E domani… tocca a te legarmi. Magari proviamo pure il culo, se sei bravo.»
Matteo sorrise, già eccitato di nuovo solo a sentirlo.
Il week-end era appena cominciato.






