Sotto il sole di Paros

Sei mesi.
Sei mesi di schermaglie virtuali, confessioni notturne, audio sussurrati al telefono. Sei mesi di desiderio tenuto in sospeso, di mani che accarezzavano lo schermo invece che la pelle.

Diego aveva conosciuto Margherita su Tinder, in uno di quei match casuali che sembrano uno scherzo del destino. Lei viveva a Mosca, lui a Milano. Bastava scorrere per sbaglio la distanza massima, e succedeva il miracolo.

La prima chat si era trasformata rapidamente in un fuoco lento che non si era mai spento. Telegram era diventato il loro nido segreto. Foto, messaggi espliciti, vocali sussurrati sotto le coperte, mentre i rispettivi partner dormivano ignari nelle stanze accanto.

Margherita aveva qualcosa di ipnotico.
Capelli castano-scuri, lisci, che le cadevano morbidi fino alle spalle, con una frangetta che incorniciava i suoi occhi verdi, profondi e inquietanti. La pelle chiarissima, un sorriso che oscillava tra l’innocenza e la malizia più pura. Il corpo era snello, nervoso, da ballerina: seno piccolo e sodo, vita stretta, e poi quel culo rotondo e perfetto che lei sapeva mettere in mostra in ogni foto. Sempre un po’ in punta di piedi, sempre un po’ piegata in avanti, sempre sfacciatamente consapevole dell’effetto che faceva.

Diego era il suo opposto mediterraneo.
Capelli castani, ricci e sempre leggermente spettinati. Occhi marroni intensi, pelle olivastra, un sorriso sghembo e sicuro. Il corpo definito, scolpito dalle ore in palestra e dalle partite di calcetto con gli amici: spalle larghe, petto scolpito, addome compatto. Non il classico ragazzo da copertina, ma aveva quel misto di fisicità e presenza che a Margherita aveva acceso il desiderio fin dalle prime foto.

Le loro conversazioni erano sempre finite nello stesso posto: nei loro letti, ognuno con il proprio smartphone illuminato davanti agli occhi, il respiro accelerato, la mano che scivolava lentamente sotto le lenzuola, mentre dall’altro lato arrivavano messaggi come:
«Dimmi cosa stai facendo ora»
«Immaginami nuda sul tuo letto»
«Sono bagnata solo a pensarti»

Ora, sei mesi dopo, il destino li stava mettendo di fronte alla realtà.
Entrambi in vacanza, per puro caso, nella stessa isola dell’Egeo: Paros.
Lui con Inês, la sua ragazza portoghese. Lei con Javier, lo spagnolo dai capelli perfetti e il conto in banca comodo.

Quando Diego vide la storia Instagram di Margherita — la spiaggia dorata, il mare turchese alle sue spalle, la luce calda del tramonto — gli si era bloccato il cuore per un istante.
Aveva scritto d’istinto:
«Aspetta… sei a Paros?»
«Sì. E tu?»
Il sangue gli pulsava nelle tempie.
«Anch’io. Non ci credo.»

Da lì, un crescendo inarrestabile.
Le giornate passavano tra sguardi complici verso i telefoni. Messaggi lussuriosi scambiati mentre gli altri non guardavano. Margherita che gli mandava scatti rubati mentre si spogliava in bagno, il seno nudo illuminato dalla luce artificiale dello specchio. Diego che rispondeva mostrandole il suo fisico abbronzato, il pacco gonfio sotto il costume leggero.

Il vecchio gioco erotico si era riacceso, ma ora c’era qualcosa in più: il rischio. La possibilità concreta di toccarsi, annusarsi, sbranarsi. Non più solo fantasie notturne davanti a uno schermo, ma pelle viva, umori, odori.

«Ti voglio.»
«Anche io.»
«Quando?»
«Domani sera. Javier è a cena con un cliente di Atene. Dalle nove sono libera.»

Alle 20:50 Diego era già al faro.
Il cielo di Paros si tingeva d’arancio mentre il sole spariva dietro l’orizzonte. L’aria profumava di sale e macchia mediterranea. Aveva il cuore che batteva come un tamburo sotto la camicia leggera.

Poi vide il taxi arrivare.
Lei scese con la grazia lenta di una predatrice.
Vestito color crema, leggero e svolazzante, senza reggiseno: i capezzoli duri disegnavano due piccole punte sotto il tessuto. Tacchi alti che affondavano appena nella terra battuta. Le labbra tinte di un rosso tenue.

Diego la guardò avvicinarsi senza fiatare.
Margherita gli piantò addosso i suoi occhi verdi, un sorriso sfuggente sulle labbra.

Quando fu a pochi centimetri, lui le prese il volto tra le mani e la baciò.
Non ci fu esitazione. Non ci fu dolcezza. Solo fame. Lingue che si intrecciavano, mani che esploravano. Lei gli afferrò la nuca, gli tirò i capelli ricci come aveva sempre sognato di fare.

— Finalmente — sussurrò, mentre la sua voce si spezzava in un piccolo gemito.
Diego la prese per la vita, stringendola forte contro di sé. Sentiva il suo seno duro premere contro il petto, il profumo dei suoi capelli, il calore umido tra le sue gambe.

— Sei senza mutandine — le sussurrò all’orecchio.
— Non voglio perdere tempo — rispose lei, masticando ogni parola con un tono che gli fece pulsare il sangue nelle tempie.

Le sue mani scivolarono sotto il vestito, accarezzandole i fianchi, le natiche sode che tremavano sotto le dita. Margherita chiuse gli occhi e si lasciò andare, mentre lui infilava le dita tra le sue labbra umide.

— Sei già bagnata…
— Da quando mi hai scritto che eri qui — rispose lei, mordendosi il labbro.

Diego la guardava mentre avanzavano lungo il sentiero secondario che portava a una piccola caletta nascosta.
Nessuno intorno. Solo il rumore del mare, gli ulivi che frusciavano leggeri nel vento caldo della sera e quel profumo dolce della pelle salata di Margherita che gli riempiva le narici.

Il vestito crema ondeggiava a ogni suo passo, accarezzandole le cosce lisce. La frangetta le copriva appena gli occhi verdi, scintillanti di desiderio. Ogni tanto lei si girava e gli lanciava uno sguardo breve, carico di malizia. Era padrona della scena, come sempre.

Arrivarono alla caletta: un piccolo angolo di paradiso incastrato tra le rocce, sabbia fine e dorata, il mare che rifletteva le ultime sfumature arancioni del tramonto. Isolati. Protetti.

Margherita si voltò lentamente.
Diego la raggiunse e, senza dire una parola, le sfiorò i fianchi con le mani. I suoi polpastrelli tracciarono linee leggere sui fianchi sottili, risalendo verso la vita stretta.

Il corpo di lei era pura tentazione: pelle chiara e liscia come seta, le spalle delicate, il seno piccolo e sodo che si intravedeva sotto il tessuto trasparente, capezzoli già induriti dall’eccitazione.
Ma era il suo culo che gli faceva girare la testa. Rotondo, alto, perfetto. Le curve piene si muovevano con un’armonia ipnotica.

Diego era già duro sotto i pantaloni leggeri di lino.

La caletta nascosta sembrava fatta apposta per loro.
Isolata, silenziosa, chiusa tra due pareti di roccia bianca che proteggevano il piccolo angolo di sabbia fine. Il mare respirava piano, mentre il sole stava scivolando nell’acqua all’orizzonte, dipingendo tutto di un’arancia morbida e sensuale.

Margherita si fermò al centro, con il vento leggero che le sollevava il vestito crema, scoprendo a ogni folata piccoli squarci della sua pelle chiara e vellutata.
Diego la raggiunse alle spalle e le appoggiò le mani sui fianchi, sfiorandola appena. Sentiva il calore della sua pelle attraverso il tessuto sottile, il profumo dolce e salato che gli dava alla testa.

Il suo corpo era uno spettacolo di contrasti: la pelle diafana appena dorata dal sole, la vita stretta, le spalle delicate, il seno piccolo e sodo che puntava verso il tessuto. Ma erano i fianchi, le cosce toniche e quel culo perfetto, alto, rotondo e pieno, che lo mandavano fuori di testa.
Diego si chinò su di lei, respirandole il collo.

— Sei ancora più bella dal vivo… — le sussurrò all’orecchio, leccandole piano il lobo.
— Sei mesi a immaginarci questo — rispose lei con un sorriso basso, caldo, e un lieve tremore nella voce.

Le mani di Diego iniziarono a salire lentamente lungo i fianchi, sfiorando i lati dei suoi seni, poi scesero sulle cosce.
Sollevò piano il bordo del vestito, scoprendo centimetro dopo centimetro la pelle liscia, fino a vederla completamente nuda sotto. Nessuna mutandina. Solo lei. Disponibile. Bagnata già dal desiderio.

Margherita si voltò a guardarlo, gli occhi verdi pieni di una luce che Diego non aveva mai visto in nessuna donna.

— Assaggiami — gli disse piano. — Voglio che tu mi senta.

Non ci pensò un secondo.
Si inginocchiò davanti a lei, facendola indietreggiare leggermente fino a farla appoggiare con la schiena sulla parete di roccia calda.

Le fece sollevare una gamba sulla sua spalla, aprendole le cosce, e si trovò di fronte al centro del suo desiderio: le labbra carnose e gonfie, lucide già di umori caldi, aperte lievemente come in un invito naturale.
Il profumo intenso della sua eccitazione lo fece impazzire.

Iniziò piano, con la punta della lingua che sfiorava appena, tracciando linee morbide lungo la fessura umida.
Margherita chiuse gli occhi e si aggrappò ai suoi capelli castani e ricci, guidando con dolce violenza i suoi movimenti.

Diego si addentrò sempre più a fondo, assaporandola come se fosse nettare prezioso. La sua lingua guizzava rapida, precisa, alternando carezze lente a colpi decisi e più violenti sul clitoride già gonfio.
Ogni suo movimento provocava un sussulto nel corpo di Margherita, che gemeva piano, il respiro spezzato che si perdeva nel vento caldo della sera.

La sua lingua affondava, risaliva, disegnava cerchi, mentre le sue mani stringevano forte i glutei perfetti di lei, separandole ancora di più le cosce per poterle divorare ogni angolo.

— Cristo, Diego… continua così… — ansimava lei, stringendo forte la sua nuca. — Sei ancora più bravo di quanto immaginavo…

Lui sorrideva, sentendola tremare sotto la sua lingua.
Non si fermò.
Il suo ritmo aumentava, ora più preciso, più insistente, la lingua che martellava il clitoride, il mento che sfiorava la sua fessura bagnata mentre i gemiti di Margherita diventavano sempre più alti, più difficili da contenere.

La vedeva contorcersi, il ventre contratto, il seno che si sollevava e si abbassava rapidamente, i capezzoli durissimi sotto il vestito leggero che ondeggiava ancora un poco.

— Sto… sto venendo… — urlò piano lei, mentre il suo corpo fu scosso da un primo orgasmo violento che la fece inarcare indietro, stringendo i suoi capelli come fossero un’ancora.

Diego non smise subito.
Continuò per qualche secondo a leccarla con movimenti più morbidi, più lenti, assaporando ogni residuo del suo piacere mentre lei lo guardava dall’alto, con il volto arrossato e gli occhi lucidi di estasi.

— Non avevo mai goduto così solo con la bocca, cazzo… — sussurrò, accarezzandogli il viso.

Diego si alzò, leccandosi lentamente le labbra e guardandola dritta negli occhi.
Il suo cazzo pulsava sotto i pantaloni, teso come una corda pronta a spezzarsi.

Margherita gli abbassò i pantaloni con un gesto rapido, liberandolo.
Gli accarezzò il membro con la mano ancora tremante, stringendolo alla base.

— Adesso, tocca a te — sussurrò. — Ti voglio dentro.

Diego la guardava dall’alto, i capelli castani ricci ancora arruffati per le mani di lei, le labbra lucide del suo sapore.
Margherita, con il vestito ormai sollevato fino alla vita, si mordeva il labbro inferiore, gli occhi verdi pieni di desiderio sottomesso.

La prese per la gola, senza stringere troppo, solo il giusto per farle sentire la sua presa.
Le piegò il viso verso l’alto, costringendola a guardarlo negli occhi.

— Hai goduto abbastanza adesso? — le sussurrò con voce bassa e ruvida.
Lei ansimava, un sorriso sporco sulle labbra.
— Non ancora. Voglio sentirti dentro. Voglio che mi scopi come una puttana.

Quel tono bastò.
La girò con decisione, facendola piegare in avanti, i palmi di lei piantati nella sabbia morbida, il culo alzato verso di lui, perfettamente offerto. Il vestito scivolò sulle sue spalle, lasciandola completamente nuda.

Diego si fermò un secondo per ammirarla.
Quel culo era un’opera d’arte: tonico, alto, due mezze lune perfette che sembravano fatte apposta per essere afferrate, schiaffeggiate, scopate.

Con una mano le afferrò un fianco, con l’altra guidò il proprio cazzo duro alla sua apertura bagnata.
Sfiorò appena la punta lungo le labbra gonfie e calde, facendola gemere piano.

— Vuoi sentirmelo, puttanella? — le sibilò all’orecchio, piegandosi su di lei.
— Sì… fammelo entrare, fammi tua — ansimò lei, spingendo il bacino indietro per cercarlo.

Diego affondò con un colpo secco e profondo.
Un gemito rauco uscì dalle labbra di Margherita mentre il cazzo di lui la riempiva completamente, allargandola con forza.

— Sei così stretta… Cristo… — ringhiò Diego, iniziando a muoversi subito, lente penetrazioni profonde, facendo scivolare il suo cazzo dentro quel calore umido che lo faceva impazzire.

Ogni affondo era accompagnato dal rumore umido dei loro corpi che si univano, dal respiro spezzato di lei, dai gemiti bassi che diventavano sempre più difficili da trattenere.

Diego aumentò il ritmo, i colpi divennero più violenti, più decisi, il suo bacino che sbatteva contro le natiche sode di Margherita a ogni spinta.
Le afferrò i capelli castano-biondi tirandoli indietro, costringendola ad alzare il viso, le labbra aperte, gli occhi socchiusi che tremavano di piacere.

— Guarda che troia sei diventata — le sussurrò — sei mesi a bagnarti per me come una cagna in calore.
— Sì… sono la tua troia… scopami, scopami più forte — urlava lei, ormai senza vergogna.

Diego la schiaffeggiò sul culo con forza, facendolo vibrare sotto la sua mano, poi riprese a spingere con ancora più vigore.
Sentiva il suo cazzo scivolare sempre più facilmente in quella figa che ormai colava abbondantemente, le gambe di lei tremavano a ogni affondo.

Si chinò ancora di più su di lei, prendendola per il collo mentre continuava a scoparla da dietro.
— Ti piace quando ti prendo così, vero? Come se fossi mia, solo mia.
— Solo tua… — ansimava lei — fammi venire di nuovo, ti prego.

Diego aumentò ancora la velocità, ogni colpo ora era più profondo, più violento, il suono umido dei loro corpi che riempiva l’aria calda della caletta deserta.

Margherita cominciò a urlare piano, il corpo che si contraeva, la sua figa pulsava e stringeva il cazzo di Diego.

Diego non riusciva più a trattenersi.
Le prese i fianchi con forza, affondò ancora due, tre, quattro volte, poi si lasciò andare.
Il suo orgasmo esplose profondo dentro di lei, il suo seme caldo che la riempiva mentre ansimava, ancora incollato al suo corpo sudato.

Rimasero così per qualche secondo, i respiri affannati, i corpi tremanti, uniti ancora.

Poi Diego si sfilò lentamente, osservando il liquido caldo colare lungo le cosce lisce di lei.
Margherita si voltò, con un sorriso ancora appannato dal piacere.

— Valeva l’attesa? — chiese, con un filo di voce.
Diego le prese il viso tra le mani, leccandole piano le labbra.
— Non abbiamo ancora finito.

Diego si lasciò cadere all’indietro, steso sulla sabbia ancora calda, il petto che si alzava e abbassava rapidamente.
Margherita lo guardava dall’alto con gli occhi verdi ancora lucidi di piacere, il respiro spezzato, i capelli castano-biondi scompigliati, la frangetta umida appiccicata alla fronte.

Aveva il viso di una donna che aveva appena preso esattamente ciò che voleva. Ma ne voleva ancora.
Si chinò su di lui lentamente, lasciando che il vestito, ormai completamente aperto, scivolasse via dal suo corpo. Ora era nuda sopra di lui, la pelle chiara che brillava sotto le ultime luci del tramonto.

Il seno sodo, piccolo, perfetto; il ventre piatto che tremava ancora leggermente; le cosce toniche che gli strusciavano sui fianchi mentre si sistemava a cavalcioni sopra di lui.
Il suo cazzo era ancora duro, bagnato di lei e del suo seme caldo che colava ancora dalla sua fessura gonfia e aperta.

Margherita lo guidò con una mano esperta, sfiorando la punta sulle sue labbra umide e poi lentamente facendolo rientrare dentro di sé.
Si abbassò lentamente, fino a inghiottirlo tutto.
Entrambi gemettero insieme.

— Non ho ancora finito con te — gli sussurrò con un sorriso sporco sulle labbra rosse.
Iniziò a muoversi su di lui con un ritmo ipnotico, prima lento, facendogli sentire ogni centimetro della sua figa stretta e calda che lo avvolgeva, poi aumentando piano la velocità, i fianchi che ondeggiavano, il culo che batteva morbido contro il suo bacino.

Diego la guardava rapito: il seno che rimbalzava a ogni colpo, le labbra socchiuse, il piccolo gemito ad ogni affondo più profondo.

— Guarda quanto ti piace, puttanella — ansimava lui, le mani che salivano a stringerle i capezzoli tesi.
Margherita si piegò leggermente in avanti, portando le mani sul suo collo, stringendolo delicatamente, ma con decisione.
Gli occhi verdi fissi nei suoi.

— Adesso comando io, amore — sussurrò, stringendo un po’ di più la presa sulla gola.

Il respiro di Diego si fece più corto, il sangue gli pulsava forte alle tempie, il piacere esplodeva ancora di più sotto il controllo di lei.
Il suo cazzo sembrava ancora più gonfio mentre lei lo cavalcava senza pietà.

— Ti piace quando ti tengo così? — gli chiese, la voce ruvida e sporca.
— Sì… cazzo, sì… continua…
— Ti faccio venire come non ti ha mai fatto venire nessuna — promise lei, aumentando il ritmo.

I colpi divennero più rapidi, il rumore bagnato e profondo riempiva la caletta, la sabbia sotto di loro si muoveva sotto il ritmo dei loro corpi.

Sentendo che lui era vicino, Margherita si fermò improvvisamente.
Si sfilò lentamente da lui, facendogli sentire ogni millimetro del suo sesso stretto che lo abbandonava con uno schiocco umido.

Senza dire nulla, scivolò verso il basso, si inginocchiò tra le sue gambe, e lo prese subito in bocca.
Calda, morbida, umida.
Lo inghiottì a fondo, quasi fino alla base, mentre con una mano lo stringeva e l’altra massaggiava dolcemente i testicoli, giocando con lui con precisione crudele.

— Vienimi in bocca, Diego — sussurrò tra una succhiata e l’altra. — Fammi sentire il tuo sapore.

Lui non resistette oltre.
Con un gemito profondo esplose, il suo seme che riempì la sua gola mentre Margherita lo inghiottiva tutto, senza lasciare una goccia.

Continuò a succhiare piano, facendolo tremare sotto le sue labbra, fino a che ogni spasmo non si placò del tutto.

Poi si alzò, si leccò lentamente le labbra guardandolo dall’alto, il sorriso ancora più sporco.

— Finalmente — disse, passandosi un dito sulle labbra lucide. — Sei mesi. E adesso so esattamente che sapore hai.

Diego, ancora ansimante, la prese per i fianchi e la tirò giù su di sé, stringendola contro il petto.
Rimasero così, abbracciati, con il suono delle onde come unica musica, il corpo caldo di lei che ancora vibrava piano sopra di lui.

Ma negli occhi di entrambi, dietro l’appagamento, già si accendeva di nuovo quella scintilla pericolosa.
Era solo l’inizio.

Sono @eroticpolpo

28 anni vissuti nel mondo digitale. Di notte non dormo e scrivo libri e racconti erotici con lo pseudonimo di Damian Margi. @eroticpolpo è il blog dove raccolgo tutte le mie creazioni.

Seguimi